Rebecca Raimondi

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Sapore di Otranto

Città piovuta dal sole;

le torri, bramose di sale
s’inchinano al mare, ma questo,
specchiato nella sua trasparenza
bisbigliando, amoreggia coi neri scogli.

Tutto giace sotto una luce angelica;
sol nel verde e nei festosi oleandri
ai colori profani è dato risplendere
ma essi, nutriti della misteriosa luce,
violenti, gridano al mare e al cielo:
come anime pentite, chiedono alle limpide nubi
salvezza dai fuochi inferi.
E si fanno più intensi, e lottano
con le robuste foglie odorose
che ferme e fitte
avvinghiano le loro tinte
e le mostrano, orgogliose, ai celesti compagni.

Così anche il tempo scorre angelicato:
generoso, sereno e scandito,
come un lungo fil perlato;
segue l’orizzonte e con lui l’infinito.
E come preghiera interrotta
da una forza bruta e meschina,
come di Costanza, anima imperfetta,
è narrato nella commedia divina,
io son privata di quel candido tempo
dal flusso di un tempo più severo
che quei contrasti giocosi reprime,
che rifugge e respinge le mie rime.
Ma in gran segreto continuerò a rammentare
l’ultima di quelle perle che ho lisciato;
e se l’austero tempo avrò abbandonato,
da lì riprenderò a contare.

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Il Pianista

Quando l’animo tuo cerca Infinito,
le gemme d’onice e d’avorio sveli:

brillan dello sguardo pria che del dito,

poi vibrano e movon tutti i cieli.

Al canto perlato un altro s’unisce

che tende le corde all’ultima sfera;

ascolta l’usignol, la rosa fiorisce,

se n’va grato il Sol, giunge la sera.

Rallentano i cor, la corda s’allenta;
non più nostri, ma d’autunno gli accordi;

ricordi rimaniam, Musa si è spenta.

Quando ricerca Infinito il nostro amor. 

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Limitare ultimo del pensiero
è un giorno imprecisato di Maggio;
il gelo pallido d'un cielo nero
è l'idea svanita d'un miraggio.

È l'aria sì soffice di polline
che, tutta canora, offusca la mente,
rendendola libera, finalmente,
dal folle, tiranno ordine.

Essa è così che, cieca, sa di sé;
e di nessun altro all'infuori di sé.

Essa, onda di sabbia rovente,
è compagna dei pesci d'argento,
stessa energia è del mare tremante,
è il gabbiano che cavalca il tempo.

Lei sol riconosce ogni tramonto,
respira luce d'un abissale tormento;
ella indica la stella sorgente,
è: sospension Levante.

Dura un attimo quel tempo infinito:
l'infinità d'un attimo sfuggito.

E. De Donno

E. De Donno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Sol quando incominciai a dedicare
pochi versi al mare
mi resi conto della sua totalità inesprimibile.

Questo è tutto ciò che rimane, il resto appartiene all’onda. 

 

 

 

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La Primavera

Se anche tu potessi odorare

l'acerba dolcezza della primavera.

È giunta anche a te la stagion che sboccia?

Ti ha accarezzato il fruscio dei suoi capelli in fiore?

Hai udito il canto del precoce amore?

Ed io perciò mi tormento in una nube di piacere,

ove offuscato è il mio sapere da un inconsistente godimento.

E così, febbricitante d’eccitazione io tutta a te mi son rivolta,

in questa vaga e vana illusione di udir chissà qual risposta.

Ma a tanto tormento, solo un suono mi ha replicato,

il suono di un debol tramonto che, mutabile, ho già dimenticato.


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